La Giordania riapre al turismo nel 2021: come si presentava il paese

La Giordania riapre al turismo nel 2021: come si presentava il paese

La Giordania aveva aspettato quindici mesi. Quindici mesi di frontiere chiuse, guide senza clienti, camp di Wadi Rum vuoti, hotel con il personale in cassa integrazione, beduini che tornavano ai greggi per sopravvivere. Quando nell’estate del 2021 le restrizioni iniziarono ad allentarsi, il paese che trovammo era lo stesso di sempre — la stessa ospitalità, gli stessi paesaggi, la stessa cucina — ma con qualcosa di radicalmente diverso: il silenzio dei siti turistici. Un silenzio che era al tempo stesso una perdita e un regalo.

Nota redazionale

Questo articolo è stato pubblicato a settembre 2021 e documenta la situazione del turismo in Giordania nel periodo di riapertura post-Covid. Le condizioni descritte — i protocolli sanitari, i requisiti di ingresso, i prezzi — sono cambiate da allora. La Giordania è completamente tornata alla normalità turistica.

Conserviamo questo articolo come documento storico e come punto di riferimento per capire come il settore turistico giordano abbia gestito il periodo di recupero. Alcune osservazioni sul modo di vivere i siti, sulla qualità dell’esperienza con meno visitatori e sulle strategie per ritrovare qualcosa di quell’atmosfera anche oggi rimangono pienamente attuali.

Il contesto: perché la Giordania aveva sofferto più di altri

La Giordania non è un paese con un’economia diversificata. Il turismo rappresenta circa il 14% del PIL e il settore impiega direttamente e indirettamente tra i 70.000 e i 100.000 lavoratori — in un paese di 10 milioni di abitanti, questa è una proporzione significativa. Nel 2019, la Giordania aveva ospitato circa 4,8 milioni di turisti internazionali. Nel 2020, quel numero era crollato a meno di 700.000 — quasi tutti nel periodo gennaio-febbraio, prima della chiusura totale.

La prima chiusura fu immediata e drastica: marzo 2020, frontiere chiuse, stato di emergenza. La prima riapertura parziale, nell’agosto 2020, era accessibile solo a segmenti ristretti di viaggiatori con protocolli rigidi (hotel designati, test all’arrivo, quarantena per i non vaccinati) e aveva generato numeri irrisori.

Il 2021 portò progressivamente una normalizzazione. Con l’avanzare delle vaccinazioni nei principali mercati di origine (Europa occidentale, Nordamerica, Golfo), la Giordania elaborò un sistema di accesso basato sulla distinzione vaccinati/non vaccinati.

I requisiti di ingresso nel settembre 2021 — la situazione al momento della visita

Viaggiatori vaccinati con ciclo completo: test PCR negativo entro 72 ore dalla partenza. Certificato di vaccinazione riconosciuto dalla Giordania (era un sistema in evoluzione: i vaccini approvati erano Pfizer, Moderna, AstraZeneca, J&J, Sinopharm e alcuni altri — conviene verificare sempre con l’ambasciata). Compilazione del modulo di tracciamento digitale online prima del volo. Nessuna quarantena.

Viaggiatori non vaccinati: test PCR negativo entro 72 ore, più obbligo di soggiorno nelle prime 24 ore in hotel approvato, con secondo test all’arrivo. Limitazioni all’accesso a siti e ristoranti.

Nota critica: il sistema era in evoluzione continua — la nazionalità del viaggiatore, il tipo di vaccino, il paese di partenza influenzavano le procedure. La situazione cambiava ogni due o tre settimane. Chi partiva a settembre 2021 doveva verificare i requisiti esatti nei giorni precedenti la partenza, non mesi prima.

Mascherine: obbligatorie in tutti gli spazi chiusi pubblici (aeroporti, musei, ristoranti al chiuso) e nei trasporti pubblici. All’aperto variava.

Amman: la capitale ritrovata

Arrivammo all’aeroporto Queen Alia di notte. Il controllo dei documenti — il test PCR, il certificato vaccinale, il modulo digitale — prese circa venti minuti per due persone. Veloce, organizzato, professionale.

Amman ci accolse con una stranezza: la normalità. La città sembrava quasi non accorgersi della pandemia. I suoi mercati, i suoi ristoranti, i caffè di Rainbow Street: tutto aperto, i locali in giro, il traffico caotico come sempre. L’unica differenza visibile erano le mascherine obbligatorie negli ambienti chiusi.

Il centro storico — la Cittadella, il Teatro Romano, il quartiere di Al-Weibdeh — era invece notevolmente più quieto del solito. La Cittadella (Jabal al-Qal’a), normalmente frequentata da famiglie giordane nel weekend oltre che dai turisti, aveva pochi visitatori internazionali. Il Museo Archeologico della Giordania, piccolo ma ricco, era quasi deserto: le famose figure di Ain Ghazal del 7500 a.C. — alcune delle più antiche statue umane mai trovate — potevano essere ammirate senza folla, senza code, con il tempo per capire davvero cosa si sta guardando.

Quella prima sera ad Amman, cena da Hashem — la storica friggitoria di falafel di Piazza del Forno, dove re Abdullah si ferma di tanto in tanto e dove le code normalmente si allungano sul marciapiede. A settembre 2021: pochi clienti, servizio rapido, falafel perfetti. Il proprietario, vedendoci con la borsa da viaggio, ci chiese da dove venivamo. «L’Italia? Benvenuti, benvenuti — finalmente qualcuno.»

Quella frase — «finalmente qualcuno» — avremmo sentito più volte nei giorni seguenti.

Petra: il sito UNESCO più silenzioso del mondo

Petra nel settembre 2021 era un’esperienza che normalmente non è disponibile: un sito tra i più visitati al mondo, praticamente accessibile in solitudine.

Arrivammo al Visitor Centre alle 6:15, un quarto d’ora prima dell’apertura. In una normale stagione alta — ottobre, marzo, Pasqua — quell’orario vede già qualche decina di visitatori in coda. Quel mattino: quattro persone. Noi due, una coppia tedesca, un fotografo francese con treppiede.

Il Siq all’alba senza folla

Il Siq — il canyon di un chilometro che porta al Tesoro, tra pareti di arenaria alte 70-80 metri che sembrano toccarsi in cima — è uno dei percorsi più cinematografici al mondo. Normalmente è anche uno dei più affollati: turisti in senso contrario, calesse che passano, venditori agli angoli, il rumore delle cose.

Quel mattino: passi, echi, la luce che entrava dall’alto in fasci verticali. Le pareti erano bagnate di rugiada. Le canalizzazioni nabatee di duemila anni fa che corrono lungo le pareti erano illuminate in modo diverso a ogni curva. Il suono dei nostri passi rimbombava.

La guida che avevamo prenotato — Mahmoud, di Wadi Musa, quindici anni di mestiere — aveva avuto zero clienti internazionali per quindici mesi. Ci offrì un tour di sei ore invece delle tre previste. «Non per i soldi», disse. «Per il piacere. Ho dimenticato come si spiega Petra a qualcuno che non la conosce. Voglio ricordarlo.»

Il Tesoro e oltre

L’uscita del Siq sul Tesoro — la facciata ellenistica alta 39 metri incastonata nell’arenaria rosa — è uno dei momenti più potenti del turismo mondiale. Normalmente è anche uno dei più caotici: fotografi che si spingono, cammelli in posa, venditori di souvenir, rumore.

Quel mattino: silenzio. La facciata illuminata dalla luce obliqua dell’alba. Nessuno tra noi e lei per tre o quattro minuti, il tempo di stare lì e capire. Poi arrivò la coppia tedesca. Poi il fotografo francese. Poi il silenzio di nuovo.

Mahmoud ci portò alla Via delle Facciate, alle Tombe Reali — alcune delle più elaborate architetture funerarie nabatee, normalmente sfiorate dai tour di tre ore — con il tempo per entrare, guardare i soffitti, capire la progressione stilistica. Al Teatro Romano (che precede quello di Gerasa come impianto architettonico). Al Colonnato.

Poi il Monastero: 800 gradini, 45 minuti di salita, quasi nessuno sul sentiero. La struttura — più grande del Tesoro, più austera, sul bordo di una scarpata con vista sul Wadi Araba — è il vertice architettonico di Petra. Normalmente è anche quello che richiede più determinazione per arrivarci, tra i turisti che scendono mentre tu sali. Quel giorno, salimmo praticamente soli.

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Wadi Rum: il deserto senza palcoscenico

Il camp che visitammo aveva otto ospiti su una capacità di quaranta. La guida beduina — Mohammed, della tribù degli Zalabia, nato in una tenda nel deserto — ci portò in luoghi che normalmente non figurano negli itinerari standard.

«Quando i turisti ci sono», spiegò, «dobbiamo fare il giro classico — le rocce famose, le dune, le formazioni che tutti fotografano. Ci vogliono quattro-cinque ore e poi dobbiamo tornare perché c’è il gruppo successivo. Oggi abbiamo tutto il giorno.»

Il giorno: un canyon laterale con incisioni rupestri del periodo preistorico, non segnalate sulle mappe turistiche. Un punto di osservazione in cima a una formazione di arenaria che richiedeva venti minuti di arrampicata non tecnica. Un wadi interno, lontano dalle piste principali, con la sabbia di un rosso intenso che non avevamo visto altrove.

La notte nel deserto: il silenzio completo che segue il tramonto in un luogo senza inquinamento sonoro e senza turisti vicini è una delle esperienze sensoriali più rare disponibili nel turismo moderno. Wadi Rum è sempre imponente. In quel settembre, era anche silenziosa come non è quasi mai.

Notte in campo beduino a Wadi Rum — l’esperienza autentica

Gli hotel: prezzi eccezionali, qualche servizio ridotto

I prezzi erano crollati in modo significativo. Hotel che normalmente costavano 120-150 USD a notte erano disponibili a 70-80 USD. Alcune strutture di lusso offrivano tariffe quasi da mid-range per riempire le camere.

Ma il rovescio era reale. Molti hotel avevano ridotto il personale durante i mesi di chiusura, e l’organico del settembre 2021 era ancora incompleto. Il ristorante di un hotel di Wadi Musa chiudeva alle 21:00 invece delle 22:30 normali. La piscina di un resort al Mar Morto era in manutenzione. I servizi di spa erano limitati.

La struttura era lì, la qualità fisica era intatta, ma l’energia — il fermento di un hotel pieno — mancava. Non era necessariamente un difetto. Era un’atmosfera diversa: più tranquilla, più personale, con lo staff che aveva il tempo di parlare con te.

Il settore turistico giordano: le ferite umane

Le guide, i driver, i gestori di camp, i ristoratori di Wadi Musa, le famiglie beduine di Wadi Rum: tutti avevano attraversato quindici mesi di zero entrate. Il governo giordano aveva offerto sussidi limitati, ma la rete di sicurezza per il settore informale — che è la maggior parte del turismo giordano — era sottile.

Mahmoud, la guida di Petra: «I primi sei mesi pensavo che sarebbe durata poco. Poi ho smesso di pensare a quando finiva e ho iniziato a pensare a come sopravvivere.» Aveva venduto il secondo camion che usava per le escursioni. Aveva prestato denaro ai colleghi. «Siamo una comunità qui a Wadi Musa. Ci siamo aiutati tra noi.»

Mohammed di Wadi Rum: i beduini avevano attività alternative — i greggi, la conoscenza del territorio — ma l’economia del villaggio di Rum era diventata quasi interamente dipendente dal turismo negli anni precedenti. Il ritorno ai pascoli era una necessità, non una scelta romantica.

La guida al Mar Morto che ci accompagnò a Madaba: «Il Jordan Pass è stato lanciato nel 2018. Noi guide abbiamo visto una crescita incredibile nel 2018 e 2019. Poi il 2020 ha azzerato tutto.»

Nel settembre 2021, il ritorno dei turisti era vissuto con una miscela di sollievo e impazienza difficile da descrivere. La guida di Petra ci disse: «Voglio che torniate. Tutti. Anche quelli che fanno le foto brutte e camminano lentamente. Anche loro.»

La finestra temporanea: cosa ci ha insegnato il 2021

Settembre-novembre 2021 rappresentò una finestra temporanea di esperienza turistica straordinaria: un paese con tutta la bellezza e l’infrastruttura del normale, senza il volume. Per chi aveva la fortuna di visitare in quel periodo, l’esperienza era strutturalmente diversa da qualsiasi cosa fosse possibile nel turismo di massa.

Questa finestra si è chiusa. La Giordania del 2023-2025 è tornata ai numeri pre-pandemia o li ha superati in alcuni mesi. Petra ha di nuovo le code al Siq nelle ore di punta, i camp di Wadi Rum si riempiono con settimane di anticipo in alta stagione, gli hotel tornano ai prezzi normali.

Ma il 2021 ha dimostrato qualcosa di utile: che la qualità dell’esperienza turistica è profondamente legata al volume dei visitatori, e che ci sono strategie — non perfette, ma efficaci — per recuperare qualcosa di quell’atmosfera anche in tempi normali.

Come ritrovare oggi qualcosa di quell’atmosfera

Stagionalità: i mesi di bassa affluenza

Dicembre-gennaio ha il 40-50% in meno di visitatori rispetto al picco di ottobre-aprile. Le temperature a Petra sono fresche (0-12°C di mattina — porta strati). Il Siq all’alba in gennaio ha pochi minuti di solitudine prima che arrivino i gruppi. Non è il settembre 2021, ma è notevolmente meglio del picco.

Febbraio-inizio marzo: bella finestra. Le temperature salgono (10-18°C), le fioriture iniziano, ma i grandi flussi turistici non sono ancora arrivati.

Orario: le prime due ore e le ultime novanta minuti

Il Siq apre alle 6:00. Arrivare alle 6:00-6:30 significa avere il Tesoro quasi per sé per 20-30 minuti. Entro le 9:00 i pullman dei tour iniziano ad arrivare. La matematica è semplice.

In tarda serata (17:00-18:30, quando i tour di giornata stanno rientrando), il sito si svuota progressivamente. Le Tombe Reali in questa luce sono straordinarie.

Destinazioni alternative: fuori dall’itinerario standard

Little Petra (Siq al-Barid): sempre quasi vuota, a 8 km dall’ingresso principale. Gratuita. Un anticipo di cosa era Petra nel 2021 — non nei paesaggi (è più piccola), ma nell’atmosfera.

Umm al-Jimal, Qasr Amra, Umm Qais, Aqaba: siti eccellenti che vedono una frazione dei visitatori di Petra. La qualità dell’esperienza — la possibilità di stare, guardare, capire senza pressione — è ancora quella di un turismo a basso volume.

Guide private vs tour di gruppo

Con una guida privata il tour si adatta: si rallenta dove c’è qualcosa da capire, si evitano le aree più affollate nell’ora di punta, si arriva al Monastero prima del picco. Il costo aggiuntivo (100-150 JOD per una guida privata vs 20-30 JOD in tour di gruppo) compra una qualità di esperienza radicalmente diversa.

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Il bilancio economico: cosa è cambiato per i lavoratori

Il recupero del turismo giordano nel 2022-2023 è stato più rapido delle previsioni. I numeri del 2023 hanno superato quelli del 2019. Ma il recupero non è stato lineare né equo per tutti.

Le strutture grandi (catene internazionali, grandi resort) hanno recuperato prima e più velocemente — avevano riserve di capitale per sopravvivere. Le piccole guide indipendenti, i gestori di camp beduini con una sola struttura, i driver freelance: il recupero è stato più lento e incerto.

Il turismo comunitario — iniziative come la Feynan Ecolodge nel Wadi Feynan, il programma Women to Women di Wadi Rum, i tour di quartiere ad Amman gestiti da cooperative locali — ha dimostrato una resilienza particolare: i legami con le comunità locali hanno permesso di resistere alla crisi e di riprendersi rapidamente quando i turisti sono tornati.

Scegliere questi operatori oggi non è solo un gesto etico: è sostenere il tipo di turismo che ha dimostrato di funzionare anche nelle crisi.

FAQ

La Giordania ha ancora requisiti sanitari speciali per l’ingresso?

No. Dal 2022 tutti i requisiti legati al Covid sono stati rimossi. L’ingresso è tornato alle condizioni normali: visto all’arrivo per la maggior parte delle nazionalità (inclusa quella italiana), o Jordan Pass per chi soddisfa i requisiti. Nessun test, nessun certificato richiesto.

I prezzi degli hotel sono tornati ai livelli pre-pandemia?

Sì, e in molti casi li hanno superati per l’inflazione generale e il rimbalzo della domanda. I prezzi eccezionalmente bassi del 2020-2021 erano un caso straordinario legato alla crisi — aspettarsi quegli stessi prezzi oggi non è realistico.

Vale la pena visitare la Giordania in bassa stagione per evitare la folla?

Decisamente sì. Dicembre-febbraio e giugno-agosto (non il luglio-agosto per i siti all’aperto come Petra, ma per le aree costiere come Aqaba) hanno flussi significativamente ridotti. Il Siq di mattina presto in gennaio ha un’atmosfera avvicinabile a quella del 2021 — non uguale, ma notevolmente migliore dell’alta stagione.

Le guide giordane hanno recuperato dalla crisi del Covid?

In parte sì. Il settore delle guide è tornato ai volumi pre-Covid, ma la distribuzione del lavoro è diseguale: le guide con recensioni online solide e reti internazionali di agenzie hanno recuperato bene; le guide che lavoravano principalmente con i tour operator locali hanno avuto tempi più lunghi. Il consiglio pratico: prenotare guide dirette (non tramite grandi tour operator) aiuta sia la qualità dell’esperienza sia il reddito dei singoli professionisti.

Il Jordan Pass offre ancora lo stesso valore del pre-pandemia?

Il Jordan Pass è rimasto strutturalmente uguale: visto d’ingresso + Petra + oltre 40 siti per 70-80 JOD a persona (dipende dal numero di giorni di Petra incluso). Con i prezzi di Petra a 50 JOD per 1 giorno (senza Jordan Pass), il calcolo rimane favorevole per chi visita Petra + almeno 4-5 siti aggiuntivi.

È possibile replicare oggi l’esperienza del 2021 a Petra?

Non completamente — i volumi di visitatori del 2023-2025 sono tornati ai livelli pre-pandemia. Ma si può avvicinarsi: arrivare all’apertura (6:00-6:30), scegliere gennaio-febbraio o fine novembre, prenotare una guida privata che conosce i percorsi alternativi, pianificare il Monastero al mattino presto quando i tour di giornata sono ancora al Tesoro. Non è la solitudine assoluta del 2021, ma è molto più tranquillo di un martedì di ottobre alle 10:00.

Wadi Rum è ancora affollata come prima del Covid?

Sì — anzi, la popolarità di Wadi Rum è cresciuta, complici i film girati lì (The Martian, Rogue One, Dune) e l’aumento dei voli diretti dalla Giordania. I camp si riempiono con settimane di anticipo in marzo-aprile e ottobre-novembre. Per un’esperienza più autentica, scegli camp gestiti da famiglie beduine invece dei grandi resort turistici, e vai in dicembre o gennaio quando i numeri calano del 40-50%.